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Senza paura e senza limiti

Come snowboarder, Anna Gasser ha già tagliato ogni traguardo, ma non si ferma. In questa intervista ci rivela il nesso tra intuito e progresso.

01.04.2021 Testo: Nadine Kaminski ― Foto: Michael Krosny Tempo di lettura: 6 min

Ritratto di Anna Gasser su sfondo sfocato (esterno)

Anna Gasser ha scoperto lo snowboard a 18 anni e 10 anni dopo ha trionfato alle Olimpiadi e nei Campionati Mondiali. Nel suo paese, l’Austria, è stata eletta due volte sportiva dell’anno ed è stata la prima donna a compiere salti incredibili. Una conversazione su coraggio, forza mentale e desiderio di evolversi, sempre.

 

Anna, sei conosciuta per i tuoi salti spericolati. Si potrebbero quasi definire dei “numeri acrobatici”. Come sviluppi nuovi trick?

Lo snowboard è molto mentale: ogni trick fatto finora l’ho provato prima cento volte dentro la mia testa. Ci sono trick ai quali penso già da quattro anni e che non ho ancora messo in pratica sulla neve.

 

Quindi vedi lo scenario con la tua mente?

Sì! O meglio, lo sento. Ad esempio, prima di eseguire il mio primo double cork, avevo già provato l’inizio del trick varie volte e conoscevo la sensazione di base. Poi ho visualizzato e cercato di sentire che effetto potesse fare andare per la seconda volta a testa in giù. Avevo visto il trick tante di quelle volte, l’avevo immaginato in tutte le prospettive... quando sono riuscita a farlo veramente, non mi è sembrato che fosse la prima volta, mi è venuto assolutamente naturale.

 

Ma dove prendi il coraggio di lanciarti con tanta naturalezza più volte a testa in giù a 20 metri da terra?

Già da bambina ero piuttosto sfrenata. Mi sentivo a mio agio in aria; a dieci anni mi sono tuffata da un trampolino di dieci metri e cose del genere. Con lo snowboard è stato uguale. Sui kicker piccoli mi sono annoiata presto. Volevo di più! Volevo evolvere, saltare anche cose più grandi. Superare sé stessi è una sensazione grandiosa. Fare qualcosa di nuovo, qualcosa di più grande. E poi quei due o tre secondi in cui si resta sospesi in aria quando si salta un grosso kicker... non ne ho mai abbastanza.

Superare sé stessi è una sensazione grandiosa.

Anna Gasser

Cosa senti di preciso mentre salti?

È come se il mondo per un secondo si fermasse. In quel momento non sento e non vedo più niente. Sono veramente dentro l’attimo. Una sensazione quasi indescrivibile, come una specie di tunnel dal quale riemergo solo quando atterro. È qualcosa di veramente speciale. E crea anche un po’ di dipendenza.

 

Quanto è importante per te l’intuito?

Ascolto molto la mia pancia. In ogni salto, nella maggior parte delle gare. Perfino alle Olimpiadi: un secondo prima dell’ultimo salto ho seguito l’intuito e ho deciso di far vedere qualcosa di diverso da quanto avevo in programma. Raramente sbaglio quando mi affido all’intuito. E gli incidenti mi sono capitati sempre quando non l’ho seguito.

 

Una volta una commentatrice sportiva ha detto di te: “Non vede le cose come sono, ma come potrebbero essere”. Cosa ne pensi?

Gentile da parte sua! In realtà non sono una rider così brava nelle gare – perché voglio sempre mostrare il meglio che so fare, cosa che a livello tattico non è affatto furba. Ma è quello che mi dà soddisfazione e che mi porta a rischiare più degli altri in gara: spesso finisco nei primi 3 posti o tra gli ultimi, perché ho di nuovo voluto fare qualcosa di speciale.

Quale delle tue vittorie è stata la più importante per te?

È stata una gara proprio all’inizio della mia carriera, in cui ho vinto il mio primo premio in denaro. Pensate che sono entrata nello sport senza un allenatore e senza un’associazione o una federazione, e ho partecipato alle gare indipendentemente – una pressione economica estrema. Da ogni parte sentivo dire: perché non vai all’università, lascia perdere, sei troppo vecchia per questo. La vittoria nella gara con il premio in denaro è arrivata proprio al momento giusto. È stata un’inequivocabile conferma: sono brava, quindi proseguo. Ora che ci penso, non era una vittoria, ma un terzo posto. Ma sono salita sul podio in una gara con i migliori al mondo.

 

Fai slopestyle, una specie di percorso a ostacoli, e big air, che è un po’ come tuffarsi da un trampolino. Quale ti dà una maggiore scarica di adrenalina – e preferisci uno all’altro?

Dipende. Nello slopestyle sono più nervosa perché si tratta di completare senza errori un percorso lungo e complicato. Nel big air invece si provano più spesso i trick difficili, perciò sono spesso eccitata – non perché sia una gara, ma perché voglio mostrare qualcosa che magari non ho mai fatto prima. Di per sé preferisco il big air perché mi piace concentrarmi su una cosa. Ma vincere nello slopestyle mi rende particolarmente felice perché non ho ancora collezionato tante vittorie come nel big air.

 

Hai già tagliato tanti traguardi. Dove trovi la motivazione per fare qualcosa di nuovo ogni giorno?

Per me la cosa più importante è progredire costantemente. Non voglio stare ferma, voglio evolvermi! Per me una buona giornata è quando riesco a fare qualcosa di nuovo.

 

Quindi come atleta non hai ancora raggiunto il tuo apice?

No, anzi penso che non si debba ragionare in questi termini. Se avessi la sensazione di aver raggiunto i miei limiti, smetterei, almeno con lo sport professionistico. Ma non ci penso molto, non farebbe che limitarmi.

 

Hai comunque già un’idea di cosa vorresti fare quando lo snowboard un giorno non sarà più la tua professione principale?

Spero semplicemente di trovare qualcosa in cui possa mettere la stessa passione. Prima o poi voglio diventare madre… questo è il progetto a grandi linee. E professionalmente mi vedo in un ambiente creativo: film, fotografia, qualcosa del genere. Ma dietro la camera piuttosto che davanti.

Non voglio stare ferma, voglio evolvermi!

Anna Gasser

Sei la prima donna che è riuscita a fare vari salti pazzeschi. Anche questi “world’s first” ti danno un piacere diverso rispetto a vincere una gara?

Devo dire che il momento saliente nella mia carriera fino a questo momento è stato il triple cork, non la medaglia olimpica. Semplicemente perché nessuno l’aveva fatto prima. Negli USA mi dicevano “Ma tu sei la ragazza che è riuscita per prima nel triple!”, nonostante il mio oro olimpico fosse dello stesso periodo. Essere riuscita a porre una simile pietra miliare, a dare un impulso di questo genere per me è più importante di qualsiasi vittoria.

 

Dov’è il tuo limite?

Letteralmente in qualcosa che mi frena e su cui non ho alcun controllo, ad esempio una lesione. Per me personalmente è forse la cosa più difficile in questa professione: dover aspettare e stare a guardare gli altri che fanno quello che amo. Non sono molto brava in questo, ho ancora tanto da imparare.

Mi è sempre piaciuto sondare i miei limiti. Fin da bambina, quando volevo arrampicarmi sugli alberi più alti. Anche nello snowboard ho superato velocemente i miei limiti, a volte troppo velocemente. E poi succede qualcosa che ti costringe a fermarti. Ma i limiti sono spesso una questione di testa. E sono di ostacolo quando si ha un obiettivo da raggiungere. Perciò non bisogna lasciargli troppo spazio.

 

Da te stessa pretendi di più rispetto a quanto altri pretendano da sé stessi?

Penso che tutti gli sportivi di livello olimpico siano immensamente esigenti con sé stessi. Altrimenti non sarebbero arrivati così lontano. Ma probabilmente non sono spinti tutti dalla stessa motivazione! Per me, ad esempio, non è così importante arrivare prima. Per me è più importante superare me stessa continuamente.

A Story of Progress: Anna Gasser

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La livrea camouflage del veicolo raffigurato non è al momento disponibile né come dotazione di serie né come optional. Il veicolo qui mostrato è un modello pre serie non disponibile per la commercializzazione.

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